Ed Sheeran ha pubblicato tre dischi numero uno, suonato sui palchi più famosi del mondo ed è uno dei musicisti più pagati del momento eppure rimane un ragazzo semplice e con i piedi per terra. Songwriter dipinge l’incantevole cantautore nel suo processo creativo mentre inizia a scrivere e registrare il suo terzo album. Abbiamo parlato al regista Murray Cummings del suo lavoro con suo cugino Ed, che ci mostra il suo genio e attraversa il confine tra il personale e il professionale.

-Cosa ti ha spinto a fare un documentario musicale?

C’è un momento nel documentario di Jay-Z, Fade to Black, in cui hai l’opportunità di vedere lui e Timbaland in studio. Timbaland gli suona molti ritmi ma a Jay sembra non piacerne neanche uno e poi ne suona uno che fa saltare Jay dalla sedia. Quella canzone finirà per diventare la hit dell’album. È quel momento catartico in cui dici “Wow! Sono così felice di averlo visto, eravamo lì”. Il mio obiettivo è realizzare quei momenti. Chiederei a me stesso qual’è per me l’attimo uguale a quello. Stavo guardando attraverso tutti i filmati, cercando quegli istanti. Stavo montando ancora prima dell’uscita dell’album quindi ho dovuto indovinare e immaginare quale sarebbe diventata la grande hits.

-Nel film scrivere canzoni sembra essere facile. Ed ha mai avuto dei momenti di frustrazione o in cui ha rimandato che non hai mostrato nel film dato che sembra che produca canzone dopo canzone?

Lui passa attraverso tutti questi processi e momenti differenti. Alcuni giorni avrà l’urgenza di scrivere qualcosa di movimentato e finisce per scrivere una ballata. Qualsiasi cosa esce fuori esce fuori. Io penso che lo stress era più sul tipo di canzoni che stava scrivendo piuttosto che non essere in grado di scrivere. Lui ha una regola: non importa se è una brutta canzone, scrivi perché se dovessi mai fermarti, perderai la tua sicurezza. Devi continuare. Le buone canzoni si sceglieranno.

-Durante la registrazione del film, sentivi di doverlo conoscere meglio?

Questo film mostra la versione di lui che conosco io. Non rivela niente di più rispetto a quello che già conoscevo.

-Hai mai avuto la sensazione che, per il fatto che lo conosci troppo bene, gli sei troppo vicino per descriverlo oggettivamente?

Definitivamente. Una delle ragioni per cui non abbiamo inserito tante interviste è perché non avremmo potuto inserire gli amici e i familiari di Ed perché avrebbero detto solo “è così adorabile” “lo amiamo”. Non potevo inserire niente di quel tipo, avrebbe imbarazzato le persone. Mostrerò ciò che ho visto e lascerò decidere alle persone se gli piace Ed e se gli piace la sua personalità. Davvero, non volevo fare un film-propaganda.

– Ed è una grande star che è molto attenta alla sua immagine. Com’è stato il processo di editing? C’erano delle persone a dirti cosa puoi far vedere e cosa no? C’erano delle intromissioni, degli interventi?

Non ci sono state intromissioni ma mi sono auto-editato. Lo conosco bene, devo sapere dov’è il confine. Mi sento personalmente imbarazzato se lo attraverso, anche se sono io a volerlo fare. Sento come se ci fossero altri direttori molto più capaci di farlo. Ci sono alcune scene che non volevo filmare ma fortunatamente avevamo un secondo cameramen a filmare le cose quando io ero troppo imbarazzato per farlo. Gli chiedevo “oh no, perché sei andato in quella stanza con Ed?” Ma con il senno di Poi, ringrazio Dio che l’abbiano fatto.

-La camera ha mai infastidito Ed o il suo entourage?

Si, penso che sia stato difficile per le persone che scrivono con Ed. A volte, mi sono presentato là e loro non erano pronti. Tutto d’un tratto c’erano dei cameramen nella stanza e i suoi collaboratori si irrigidivano ma quando hanno visto quanto ci conosciamo io e Ed si sono rilassati e sono stati sé stessi anche davanti alla telecamera.

-Potresti dirci tre documentari musicali che ti hanno ispirato?

Fade to black di Jay-Z. Ce n’è anche uno di David Bowie, dove lui era seduto per terra, mentre tagliava pezzi di carta e mettendoli come strofe di una canzone. Solo guardando quel processo, ho realizzato che volevo fare quello. Recentemente ho visto quello nuovo di M.I.A., che è fantastico. “Searching for sugarman” fu incredibile. Non sapevo niente su di lui, quindi mi ha colpito moltissimo.

-Non hai mostrato molto della famiglia, ti sei più concentrato sulle persone con le quali lui lavora. Era una scelta deliberata quella di non scavare in profondità nella sua vita privata?

All’inizio, non volevo mostrare niente della sua famiglia, solo per proteggerli, sono persone riservate e non vogliono essere influenzare dalla fama di Ed. Più l’album diventava personale, ho sentito che l’episodio di Abbey road con il padre era fantastico. Ho provato a filmarlo in un modo tale da non invadere troppo la loro privacy.

Grazie per il tuo tempo!

Traduzione a cura di Vanessa, Jessica e Mary, EdTeam Italia.