Abbiamo intervistato per voi Omar Franchi, l’unico Italiano che dal 2014 (tour di Multiply) accompagna Ed Sheeran come rigger e come fotografo (nemmeno io sapevo cosa fosse un rigger, non preoccupatevi, lo scopriremo insieme…)

Omar è un’anima indomita, un ragazzo che ha dovuto crescere in fretta, contando sulle sue forze, cambiando tanti lavori e viaggiando moltissimo…

Te lo chiedo subito, per rompere il ghiaccio: cosa significa fare il rigger?

La professione del rigger è fondamentale nell’allestimento di uno spettacolo, riguarda l’appendimento dello show, così come disegnato, adattandolo alla struttura del palazzetto dove avviene il concerto.

I pesi delle strutture appese ai tetti sono notevoli, si tratta di tonnellate sopra la testa degli artisti e del pubblico. A volte si fanno volare ballerini e gli stessi artisti sopra gli spettatori a velocità interessanti.

Capisci bene che l’attenzione e la professionalità devono essere ai massimi livelli e ci si interfaccia di continuo con gli ingegneri del posto per avere l’ok finale.

Una volta gli spettacoli erano più piccoli, quindi un paio di truss (in italiano credo venga tradotto come traliccio al quale sono appese luci/video etc….) bastavano ed era tutto pronto.
Ora la situazione è diversa: video che si muovono, truss che salgono e scendono durante lo show, tutte cose che sono responsabilità dei rigger.
C’è un gran lavoro dietro a quello che si vede a showtime.

Mi dici cosa ti piace di più del tuo lavoro da rigger?

La cosa fondamentale nel mio lavoro ed allo stesso tempo quello che mi affascina di più è la preproduzione, tutto quello che viene prima della realizzazione dello spettacolo vero e proprio: cominciamo infatti a lavorare appena escono le date del tour contattando gli enti locali.
Partendo da un disegno tecnico, fatto di solito dal lighting designer, ciascuno inizia la sua parte: noi rigger calcoliamo i pesi (che verranno poi confermati in fase di prove) e il direttore di produzione manda il progetto in giro per il mondo a tutti i local promoter.

Da qui iniziano le chiacchierate per assicurare la sicurezza e lo sviluppo del montaggio/smontaggio dello spettacolo.

È detto in parole brevi ma è un lavoro che dura mesi. È un bellissimo lavoro, pieno di emozioni e soddisfazioni, che va fatto però con molta professionalità. Le responsabilità sono tante, ma fanno parte del gioco e quindi vanno prese.

Se tutto procede come in preproduzione… la vita è davvero bella, ma ovviamente ci sono paesi al mondo dove non va proprio come pianificato e quindi dobbiamo essere pronti a fronteggiare l’imprevisto perché tutto si realizzi comunque in sicurezza e alla perfezione.

Stai tranquilla comunque, l’Italia è uno fra i paesi migliori in questo senso…

Raccontaci un po’ di te, di come sei arrivato ad essere l’unico italiano nel Team di Ed, un italiano davvero bravo dato che sei stato nominato fra i 5 migliori rigger del 2017[1]

Sono nato l’8 gennaio 1971 a Milano dove ho frequentato le scuole fino al Liceo Scientifico.

Purtroppo ho perso presto mio padre in un brutto incidente d’auto, così sono stato costretto ad andare a lavorare presso la sua ditta lasciando gli studi, ma ho capito subito che quel lavoro non faceva per me: commerciava barre e lamiere in acciaio inossidabile…. una noia!!!

Non ce la facevo più: ho mollato tutto e me ne sono andato a Londra per quasi due anni (chiaramente anche perché avevo conosciuto una ragazza!) lavorando da McDonald’s per mantenermi e vivendo in una stanza presso una famiglia.

Avevo circa 21 anni quando sono tornato a Milano, ho cambiato diversi lavori ma impazzivo dentro quattro mura!!!

Così con il mio caro amico Max ho deciso di fuggire ed iniziare una nuova avventura seguendo la passione per la subacquea; a 25 anni siamo entrati a far parte del gruppo Ventadiving (il settore subacqueo del tour operator Ventaglio).Dopo la prima stagione in Sardegna come istruttore Padi mi sono trasferito ai Caraibi per 3 anni, Santo Domingo, insegnando scuba diving.

Che bella vita! Non conoscevamo il cellulare, indossavamo pantaloncini corti e infradito tutto l’anno. I soldi non erano tanti, ma non era davvero quello il punto.

Nel frattempo ho conosciuto la ragazza che è diventata mia moglie nel 1997 e nel 1999 è nato Steven, un bambino bellissimo che però odiava dormire, o meglio lo faceva solo di giorno e per noi la vita in villaggio ha iniziato a diventare complicata, così siamo tornati in Italia.

Scusa ma come sei arrivato dalle profondità marine ad arrampicarti sui tralicci??

A Milano ho incontrato Gana, un ottimo rigger conosciutissimo nel mondo dei concerti,in Italia e non, io ero senza lavoro con un bimbo piccolo ed una moglie da mantenere e lui si è offerto di portarmi con lui e di insegnarmi il mestiere.

Ad aprile 2000 sono partito con lui per la mia prima tournée: “Il viaggio” Claudio Baglioni. Il lavoro era duro e stancante ma mi piaceva.
Da lì ho seguito altri artisti fra i quali Lunapop, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Nek… se devo essere sincero non me li ricordo nemmeno tutti.

Nel 2003 Gana mi ha chiesto se me la sentivo di andare a fare il tour di Bocelli in Europa in quanto lui non poteva ed io ero più o meno l’unico che parlava inglese.(MacDonald è servito a qualcosa!!!)

La produzione di Bocelli al tempo era 100% inglese.

Il tour di Bocelli è andato alla grande e poi come si dice, da cosa nasce cosa… il Production Manager mi ha offerto di seguirlo con Rod Stewart così ho iniziato 5 anni in tour con pochissime pause. Lo stipendio era ottimo ma il senso di libertà di girare il mondo e conoscere gente mi ha portato a brutte conseguenze per la mia vita privata: il rapporto con mia moglie si è logorato fino ad arrivare al divorzio ed ho perso gran parte della vita di mio figlio Steven… comunione, cresima, eventi scolastici, compleanni, ma il mutuo era alto e non avevo alternative, non potevo lasciare il lavoro. Così ho continuato a girare il mondo come tour rigger con altri nomi come Elton John, Judas Priest, Pink, Kylie Minogue…

In questa occasione ho incontrato Amie, la responsabile del reparto costumeria sia per i ballerini, sia per Kylie. Abbiamo iniziato a frequentarci, la relazione con lei mi piaceva ed essendo abituata a questa vita, mi capiva e mi completava. Nel frattempo io sono ripartito in tour e lei pure: io con i Judas Priest e lei con Leona Lewis; Face time o Skype era diventato per noi un appuntamento quotidiano. Le tournée finiscono e noi siamo ancora insieme. Io vado in Uk o lei viene in Italia.
Vado in tour e torno… vado e torno….

Ti ricordi la prima volta che hai incontrato Ed?

Nel 2012 a Heathrow ho incontrato l’ex Tour Manager di Bocelli e lui mi ha presentato un ragazzo con i capelli rossi.
Era chiaro che entrambi avessero dormito poco. Il suo nome era Ed, un tipo simpatico.
Il manager mi ha detto che stavano girando l’Europa e promovendo il disco di Ed con la speranza che decollasse.

Al momento facciamo pub e locali piccoli” ….mi ha detto. Allora io ho risposto “speriamo che decolli così se avrai bisogno di un rigger sai a chi rivolgerti!

Nel 2013 parto con Iron Maiden per il tour mondiale che va benissimo e vengo riconfermato per il successivo.
Un bel giorno il telefono squilla…. “Hi, how are you?” E mi sento rispondere “Decolliamo! Ho bisogno un rigger.” 2014 Multiply World Tour: un tour fantastico[2].

Ed è il migliore. Alla mano, niente castelli per la testa… insomma uno di noi.

Il lavoro va alla grande anche se devo lasciare la tournée a metà giugno del 2015 per la nascita della mia bimba Betsy (di questi tempi FaceTime fa miracoli….). Betsy è una bimba bellissima! Ha gli occhi di Amie e si inizia ad intravedere qualche riccio….yeah!!!

Sto a casa un po’ di mesi a godermi la mia new entry ed ecco Maiden calling.
Si riparte. Un’altro world tour. Stavolta sul loro aereo. Ed Force One.
Bella esperienza. 74 shows in 6 months. Non male.
La cosa che mi ha sempre incuriosito nel viaggiare su un aereo personalizzato Iron Maiden è che ogni volta che atterravamo in qualsiasi Aereoporto del mondo, tutti si fermavano a far foto e selfie da postare sui social media… ma la mia domanda era… ci sarà pur qualcuno in terribile ritardo per un appuntamento importante che aspetta disperatamente il suo bagaglio… che non arriva per motivi ….fotografici?!?

Finito il tour Maiden la produzione di Ed Sheeran mi ha richiamato per fare Divide World Tour.

Come è iniziata la tua carriera da fotografo?

Non la definirei proprio una carriera, per me la fotografia è ancora un hobby.
Ho sempre amato fare foto e grazie a questo lavoro vedo il mondo, quindi la macchina è la prima cosa che preparo.

Ho iniziato a far foto ad Ed, con permesso ovviamente della produzione. Le foto sono piaciute molto e due di esse sono state pubblicate sul calendario ufficiale 2016. Non ci credevo!!! Ero troppo contento e fiero allo stesso tempo.

Ovviamente essendo quasi sempre a fianco e dietro palco durante lo spettacolo, ho la possibilità di scattare foto da posizioni che pochi possono.

Ho fotografato anche altri artisti e le mie foto sembrano piacere: sono finite sui loro siti web come per i Judas Priest o sui loro blogs e social media come per Anne Marie; per James Blunt addirittura sul programma ufficiale del tour….
Quest’anno le foto con Ed sono andate ancora meglio, sono miei gli scatti di 9 mesi su 12 nel calendario ufficiale 2018 e la mia foto è sui biglietti e i poster in vendita per lo show in Polonia.

Vedere le proprie foto su siti web, blog e calendari ufficiali di artisti famosi è come un sogno.
Vengono viste da milioni di persone.

E leggere commenti positivi e congratulazioni sui social media mi rende ancora più felice.
Mi da’ la carica.
Questo mio hobby mi sta dando soddisfazioni che non mi aspettavo: adoro fare foto.

 Raccontaci qualcosa del tour di Divide e del vero Ed Team…

Mmmm, giusto qualcosina perché per contratto non posso condividere storie e fatti riguardanti la tournée e l’artista…

Nel team siamo circa una trentina (ovviamente sono l’unico italiano) e siamo molto legati, basti pensare agli scherzi che ci facciamo per ogni compleanno…. ad ogni concerto ci sono dai 40 ai 60 ragazzi forniti dalla produzione locale che ci aiutano a montare e smontare le attrezzature.

Il Divide Tour è stato finora una esperienza unica nella vita: 122 shows, 1.7 millioni di biglietti venduti in meno di un anno.

He’s on top of the world!!!
Good man! Tutto meritato, fino all’ultima goccia.
La parte indoor del tour è finita ma Ed non si ferma mai, è giovane ed è pieno di idee ed energia.

Le prove tecniche per l’anno prossimo le abbiamo fatte.
Noi siamo pronti!!!
Ci vediamo l’anno prossimo negli stadi di tutto il mondo, in compagnia ovviamente delle mie foto…

 

[1] https://www.tpiawards.com/finalists/

[2] Omar compare in Jumpers for Goalposts al minuto 17.40 e 18.32 e naturalmente nei credits finali

 

Trovate Omar su Instagram https://www.instagram.com/omar.franchi.photography/ e su facebook https://www.facebook.com/omarfranchiphotography/

Intervista di Annalisa Santini, Ed Team Italia


Annalisa

Amo la musica che mi fa emozionare, che mi fa piangere, ridere, mi fa muovere anche se non voglio... la musica di Ed è tutto questo per me e molto ancora...

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